Ed il tempo si dilata e ti dilata. E ti contrae. Come un brivido, a volte caldissimo ed altre gelido, come una lama, come un taglio che nessuno ha mai avuto il coraggio di dare; forse quello sarebbe stato un piccolo segno di coraggio, forse una traccia di amore, puro. Anni, forse uno. Sì uno, non fingere di non ricordare povera bolla di sapone. O solo un attimo.Il tempo siamo noi. E noi lo cancelliamo. E ci si trova diversi. Sul bordo dei sogni,al margine del cuore. Con un pugno pieno di molliche e menzogne e ricami nuovi sul cuore. Ormai nessun segreto ma solo delusioni.Pulsa, pulsa, pulsa, come un sogno pieno di morsi inesatti. Nessuna verità paga mai davvero. Non è mai troppo tardi. La mia pelle è una mappa che tornerà vergine, solo dimenticando, il bene ed anche il male. Allora io nascerò di nuovo e tornerò piena di vene. Uno ed infiniti fiumi. Giorni da cancellare, insieme alle lacrime. Scorri Sara, scorri ancora, scorri lontano. Come doveva essere, tempo fa. Forse solo nel dolore ritorna la dignità, come un gomitolo di anima, come la bava di una lumaca, come una coerenza mai rigida fino in fondo. Sì, non è mai troppo tardi. Sarebbe facile distruggere sogni, algida come i miei occhi quando hanno visto. Non ci vuole molto coraggio e forza a tradire una donna innamorata. Dopo vorrei parlarvi del suo cuore. Non è più un muscolo, non lo sarò mai più. Forse non lo era neanche prima. Resta un pezzo di vetro che taglia. Lei non può respirare, perché sembra destinata a respirare sangue e dolore. E poi disprezzo ed indifferenza. Dopo, nulla sarà come prima, ed ogni contatto sarà insopportabile. Anche la più lieve delle carezze. Non ci vuole nessun coraggio, forse un pugno di sabbia negli occhi. Proprio così. Ed un grazie di troppo e sbagliato. Come una promessa ridicola. L'amore è un gioco serio. Nessuno ne morda gli avanzi. Perché non è più invitato al banchetto.
venerdì 17 febbraio 2017
All'improvviso la pelle sembra immemore. Nasconde la luna alla carne e si rifrange come spigoli verso direzioni ignote. Ho bisogno di buio. Forse di silenzio. Anche di assenza. Non sento. Ed è tutto così garbatamente inutile. Non vedo la linea, ma la sento, come un cancello, come la riga di un fiume, come una scia oltre l'orizzonte. Non la vedo, ma la desidero, ed oltre sarà non esistere, vestita di solitudine placida e tiepida. Una donne, infinite. Non sono più la stessa ed in alcuni momenti vorrei quella me così tenera ed innocente, che è arsa. Oggi, cenere. Come si chiama questa inquietudine che mi lega ventre e cuore e che taglia l'anima, facendone un ventaglio? Non so cosa sia l'amore. Forse solo un sogno infetto. Non conosco la forma esatta di alcuni sentimenti. Ti ho detto infinite volte addio, ma oggi è il giorno giusto, quello necessario. Oltre c'è solo la mia follia, sparsa ed ancora rorida di vita. Addio, sogni imbrattati di desideri e follia. Addio sospiri e lacrime. Addio respiri golosi. Addio sangue che sfonda il cuore. Addio cuore mio, piccolo suggello della bimba che mi visse disperatamente dentro.
Oggi non sono altro che un punto oltre la linea...
Oggi non sono altro che un punto oltre la linea...
Come se fosse una virgola. Mi rialzo e poi respiro ancora. In alcuni attimi la vita ti inchioda. E ti svela un segreto che era da tanto dentro di te. Odio le cose troppo dolci. A me piace la gentilezza ruvida e sincera, quella della gente dagli occhi profondi. Mi piace raccogliere i pezzi nei miei posti e sentirne tutta la intima semplicità e bellezza. Le canne sulla strada, sul suo bordo, che tremano ad ogni passaggio del dio vento. L'odore umido della terra e del sole che la asciuga ancora. E poi la sabbia, ovunque, tra le dita, nell'aria, sotto i piedi, tra i denti, tra i pensieri. Si mescola al senso di una atavica appartenenza, fatta di soffi e di luci. E poi di un buio che riemerge, riaffiora, come una marea. Inciampo in tutto questo, come se fosse una virgola. O meglio io la virgola che si giustappone, prima del respiro successivo, e del salto. E a volte l'ignoto ha un fascino incredibile. Lo senti solo quando ti sei voltata davvero, e quel davvero forse è per sempre, perché adesso sei diversa, con il tuo sorriso segreto nella tasca, e sulle labbra. A volte sembra quasi scivoli in una lacrima furtiva.
Astratta come un asterisco in alcuni istanti mi coloro di sangue. Il dolore è rosso. Come il fuoco, come il sangue delle fragole, come le ferite. E come il tradimento. E persino la delusione e la illusione sono rosse. Anche la gioia è spesso rossa. Un rosso purissimo che ti fa battere il cuore. Che differenza c'è? Questioni di sfumature, di strisce più intense sulla tavolozza. Di sbavature. Della forza dell'impatto e del desiderio. Come quando ognuno dipinge la sua vita, come un quadro. Secrezioni impure di colore, più o meno attente, più o meno precise. Da ogni andito invadono. Pochi dettagli, ma sempre troppi. Oggi lancerei secchi di colore sulla tela e la squarcerei, per poterle strappare un segreto, forse un urlo. Come faccio con la mia anima, senza cura, senza cercare il punto esatto. Dove capita. E a volte lo faccio anche con gli altri. Senza una destinazione precisa. Sara, piccola Sara, la smetti? L'orlo del vestito è tutto bucato e tu continui ad infilarci dentro il tuo tormento. La tua calza è sempre smagliata. E le tue caviglie sono graffiate, macchiate e marchiate, come un sigillo di appartenenza alla terra nuda. All'odore dell'erba. Il profumo più vero che si possa immaginare. Mi hanno detto che non mi fermo mai, mai davanti a nulla, e che continuo ad osservare, a chiedere, a spiegare, e questo anche per il male, e poi per il bene, e poi ancora. Alternanze inquiete, onde sorelle e nemiche. E lo infilo dentro, quello che capita, fino a goderne, senza remora alcuna, senza indignazione e finalmente senza colpa. E non è delirio. Perché il mio corpo è la parte meno rilevante, mentre il mio scrigno è nella mia mente. Ogni mente è un tempio. Uno scrigno da rovistare con cautela e rispetto profondo. Tra macerie deflorate e petali genuflessi. Non c'è colore che tenga, che copra, che sappia cancellare una primavera che incalza, impudica e selvaggia. Nell'impossibile ci sono purissimi frammenti di
I
N
F
I
N
I
T
o.
Adesso rosso è il coraggio e la voglia di voltare pagina.
Ed il desiderio.
E quel pensiero.
Non lo credevo possibile, ma tutto ha ripreso a fluire, come succede dopo uno strappo, dopo una profonda delusione, o forse dopo aver finalmente perdonato. Allora arriva un dono, questa volta vero. Ed ha l'odore della libertà e del rispetto. Ebbene sì. Io fluisco ancora. E questa volta non mi sento nuda. Sono dissolta nel rosso.
Sì, uccidimi di baci.
I
N
F
I
N
I
T
o.
Adesso rosso è il coraggio e la voglia di voltare pagina.
Ed il desiderio.
E quel pensiero.
Non lo credevo possibile, ma tutto ha ripreso a fluire, come succede dopo uno strappo, dopo una profonda delusione, o forse dopo aver finalmente perdonato. Allora arriva un dono, questa volta vero. Ed ha l'odore della libertà e del rispetto. Ebbene sì. Io fluisco ancora. E questa volta non mi sento nuda. Sono dissolta nel rosso.
Sì, uccidimi di baci.
Sento un gelo immobile che pulsa, quasi solido. E taglia. E gli aghi disegnano trine di solitudine. Sui polsi, sulle labbra. Tra le ciglia. Non provo. A volte la rabbia leviga e la vita che scorre più veloce e più feroce dopo. Non sopporto le parole. Interpunzioni insopportabili tra un respiro e l'altro. E anche i consigli. Tanti messaggi amorevoli e dolci. E io resto immobile. Il mare tace. In genere mi abbraccia. Oggi tace e non ha dita. E io sono una conchiglia piena di memoria. Ribaltata sulla riva. Una sponda ignota che mi regge, prima del precipizio. Quell'istante sarà consapevole?Ancora tracce formali di una bontà annunciata. Io non sento. E poi cosa è la dolcezza vera? Mi viene sempre in mente mia nonna e mio nonno. Perché Natale è la festa della famiglia, quando le assenze rimbombano come tuoni nella tempesta e tu puoi solo piovere, perché altro non sai fare.
E poi passi, perché camminare è un modo per prendere le distanze.
E per difendersi.
Sono un controvento nell'aria calda che tutto avvolge.
E poi come neve, ormai.
E poi passi, perché camminare è un modo per prendere le distanze.
E per difendersi.
Sono un controvento nell'aria calda che tutto avvolge.
E poi come neve, ormai.
Raccoglimi, senza passato e con chicchi sparsi di futuro. Tra le dita. E nella mente. Prendimi in questo istante, sono io, fragile ma so ancora tremare. Sentirai la mia bocca respirarti vicina, ad infrangere illusioni e brividi, là dove il tuo desiderio è più forte. Il tuo blu è fatto della tua voce nella notte, quella che mi ha raccolta come una gatta randagia. E ancora graffio, quando perdo il tuo fiato e l'idea delle tue braccia intorno diventa più pallida. Ci vuole coraggio, me lo hai insegnato. Coraggio a vivere, a viversi, a sentire, ad amare. Perché noi donne siamo fatte di tanti diversi e minuscoli frammenti di coraggio, pezzi di cuore, quasi invisibili ed impercettibili, che si avvicinano, e ci rendono vagamente e misteriosamente prossime all'unità, senza esserlo mai per davvero. La vita sorprende sempre e si interseca con pezzetti di altre vite,proprio quando tutto sembra troppo, davvero troppo. E la difficoltà e un nodo, e poi un altro, e poi ancora. E tu mi leghi e mi sleghi,e la magia è come la corda, come la carne sotto i suoi segni, come le dita che strisciano sulla pelle, come i baci sui solchi. In quell'istante frammenti piccolissimi lasciano la loro traccia e si stemperano in piccole magie, fatte di quotidianeità. E sì.. è tutta questione di coraggio, l'elastico del cuore, che ci spinge avanti ed oltre ogni battito, su precipizi ora morbidi, ora taglienti, coraggio e ancora oltre, su percorsi invisibili. Il tempo è quello che ci serve, e io me ne auguro ancora, e lo auguro a tutti quelli che amo. Un tempo fatto di minuscole scintille, come quelle negli occhi della mia nipotina, nelle manine che si infilano nella mia, nel profumo dei bambini e nella loro gioia sincera e pulita, che non chiede altro che quella gioia.
Grazie e coraggio.
Per tutti quelli che ci sono e ci saranno.
E anche per chi non c'è più.
In fondo lasciamo piccoli semi negli altri, e continuano a vivere in loro, anche quando non si siamo più.
Ecco, vi auguro campi sterminati.
Anche di più.
Altro proprio non saprei.
Grazie e coraggio.
Per tutti quelli che ci sono e ci saranno.
E anche per chi non c'è più.
In fondo lasciamo piccoli semi negli altri, e continuano a vivere in loro, anche quando non si siamo più.
Ecco, vi auguro campi sterminati.
Anche di più.
Altro proprio non saprei.
Mi entra in circolo, delizioso come una caramella, il silenzio sazio e pieno delle tue parole. Gonfie di futuro, come vele tese al vento. E le tengo per me, appena sotto il fiato. Per poterle lasciare scivolare lentamente in me, nei momenti bui, quando smetto di trovarmi e di cercarmi e mi ritrovo al punto zero, una boa, con qualche sensazione e un pugno di incertezze. Lasciarsi guardare per davvero può essere bellissimo, ma è terribilmente rischioso. Perché calca sulla pelle piccole tracce di intimità e condivisione, scie a lento rilascio, e poi non sei più la stessa. Ed è così limpida la malinconia della fragilità, nel gioco di ombre dell'esistenza. Se ti parlassi del mare, tu capiresti. Ma non lo farò, e ti terrò dentro, come le parole che mi hai donato, che per pudore, lego alla mia intimità più sfrenata e candida. Onde di donna, fatta di maree e di luna, una luna di carne, da sacrificare sull'altare di ogni tramonto. Oggi, domani, e poi, non contano, sono piccoli dettagli, nel lenzuolo del tempo.
"....Le cose che fai vecchio mio, possono essere bellissime,
ma ahimè ahimè, se non le fai con il cuore si vede.
E si vedrà sempre.
Romanticismo non significa regalare rose.
Romanticismo significa coltivarle..."
ma ahimè ahimè, se non le fai con il cuore si vede.
E si vedrà sempre.
Romanticismo non significa regalare rose.
Romanticismo significa coltivarle..."
Iscriviti a:
Post (Atom)