lunedì 10 luglio 2017

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A volte mi ritrovo immersa in una solitudine diversa. La diversità mi ha sempre stupita ed incatenata. Come nel mare, quando tutto abbraccia. Senti la luce sulla schiena e mentre riaffiori scintilla e si infila tra le onde, sulla fronte, sulle gote, sulle labbra, con una ignara promessa di precarietà. Sogni di sabbia che graffiano mentre scompaiono e si dissolvono al primo tiepido e fervente buio. Ti insegnano che devi diffidare degli sconosciuti, ma vuoi mettere il brivido di infilarti nell’ignoto?  Pensavo che le assenze rimbombano forte quando è tutto vuoto, e circolano, come figlie del vento e scie lungimiranti del suo soffio, in cerchi selvaggi. Fagocita il mio dolore stupido ogni traccia di sorriso, e io non lo voglio, non lo voglio più,  e come goccia di mora impudica ed invereconda scivola distratta dalle labbra e io non esisto, oltre quella riga. Eppure ti spiegherei se fosse utile. Ma forse non ci sei più vento caro e sei già andato oltre, e il bordo segna la distanza, quando è intollerabile. Ed è diversa questa solitudine pregna nel ventre fecondo di una luna, mentre mi raggiungo e poi precipito. I grilli si mescolano al mio fiato e nelle pagine nuove da scrivere io scivolo silenziosa. Leviga il tocco la carta e mi seduce.
Quando taccio, sono pericolosa.
Perché il silenzio rende tutto meravigliosamente possibile.
E come una virgola indecente, segno senza spezzare.
Forse il pane di mille lune segrete.
Non fermarmi.
Alcuni pezzi di passato non mi spaventano da quando ti ho infilato nella memoria del cuore.
Alcuni posti mi parleranno sempre di te, anche se in sordina, con toni sempre più sfumati.
Ma mai esserne sicuri.
Perché prima o poi il cuore esige la sua parte indietro

venerdì 30 giugno 2017

Donami un frammento di sole, come se fosse una parola, o una carezza, di quelle più dolci, fatte di dita di aria. E di sospiri segreti. Io penso che la poesia sia l’urlo più spietato delle anime dannate, di chi affonda il fiato nella vita, e la respira più che può. Il tempo riuscirà a farci capire la verità di alcune parole spezzate, che è più profonda di quello che appare. Sai non esiste nulla più triste di una verità che non si conosce per davvero. Ma in quella intuizione più recondita e remota c’è il senso del divenire di giorni lontani, come polvere sospinta dalla paura.
Donami il palpito dell’ultima luna e io lo farò colare a fondo. E mi taglierò come una mela, nel buio di una notte ignota. Poi rinascerò ancora da quel piccolo seme di bene, fosse pure un ricordo perso tra le lenzuola distanti, umide di sogni e desideri, senza nome e senza direzioni, ma che lasciano un graffio sul cuore. Una lettera incisa netta, che si sfuma ad ogni nuovo contatto senza smangiarsi mai. Sono un incidente di percorso, nella mia vita. Ed in quelle degli altri. Ci metto tanto tempo a distaccarmi dal ramo, ma poi non torno più. Mai più indietro. Non è una regola, ma solo il corso del fiume. E mi racconto addosso la gioia ed il tormento, e poi mi stupisco di notte e  mi squarcio in rettangoli e poi mi lascio colare addosso nuove albe, perchè la solitudine non mi fa paura. Mi fa paura solo descriverla, perchè gli altri non vorrebbero capirla. Anche quando tutto sembra senza dignità, ma ne ha una sua, oltre i luoghi comuni e le convenzioni, perchè il cuore è l’unico luogo in cui tutto ha un suo senso, e la forma giusta. Se solo mi avessi dato la mano e mi avessi seguito per un attimo, ora lo sapresti bene.
Donami il sussurro lontano del vento.  Senti sto tremando, e non smetto. Lo respirerò negli angoli più segreti, nei frammenti di cuore in cui inciamperò e lo liscerò come se fosse la scia delle ali di un angelo. La misura del bene è solo il bene, niente altro. Nulla che non sia bellezza purissima.
E poi dammi mille onde; sono i baci del mare, il suo respiro, i suoi morsi lenti e dolci. Contale con me e poi perdine il conto. Tutti i baci saranno la eco del primo. Della voce della incoscienza, dell’ignoto, del fremito e del desiderio. Solchi su solchi. Passi su passi.  Ecco adesso, vado. Perchè adesso ho capito, ho capito anche se è tutto dannatamente confuso. Ma ora so che non sarò mai più bella come nell’attimo in cui sono stata miracolosamente vera.
Più del mare, del vento, del cielo e del sole.
Tutto troppo diverso ma tutto troppo uguale. E mi appartengo. Come le dita a questa mano. E le mie vene, come una rete. E poi gli sguardi ai miei occhi. Ed i passi alle mie direzioni. Mi appartengo. Fino ad esplodere nell’unità. Sotto una coltre gelida e questo cielo. Attendo la sorpresa che sappia illuminarmi. E farmi vibrare. E diluisco quella attesa nella vita, nel fiato, nel respiro. Nella dolcezza della bellezza. Fa dimenticare tutto. L’aria fredda profuma di pulito e di solitudine. Sarebbe un posto bellissimo per sentirsi felici.
Calano come aghi sui miei pensieri alcuni ricordi, memorie come piccoli strappi ed ami. Non lacerano, ma creano finestre come buchi neri tra il futuro ed il passato. Ed ogni volta conto. Ed il conto non finisce mai, come se ad ogni numero il mio desiderio mutasse. Sono sincera, non diminuisce, ma si trasforma, come se mi desse una nuova forma. E non mi sento peggiore o migliore, solo sospesa. In attesa di quella che non sarò mai, o mai più. O solo mai stata. Addio. Questo è il mio addio più incoerente e ridicolo, ma è così. The end? Sì, ma baciami prima, per l’ultima volta. Vorrei che ricordassi le mie labbra, davvero per quello che sono. Un aquilone verso i miei sogni.
Bambina, ti schiudi alla vita, come un piccolo bocciolo che gronda di speranza e di sogni. Ho baciato le tue lacrime, calde e sincere, impotente, perchè non sapevo spiegarti che la vita a volte è crudele e richiede tempo, perchè noi siamo fatti ed impastati di tempo. La nostra carne esige tempo e amore. E nell’attesa ci compiamo, destinati ad essere frammenti di qualcosa di più grande. Spigoli di anime. Adesso, ti ricongiungi a te stessa e ti leghi ad un filo, rosso di speranza e di desiderio. Stringilo, fanne vena fervida e feconda. E respira tutto il bello che l’amore ti sa dare. Ti sento mia, come il bacio che ti lasciavo sugli occhi, prima di dormire, più della mia mano che tante volte ha stretto la tua piccina, fino ad intracciarsi con te. Io  ti dono, oggi e sempre, il mio sorriso, per infilartici dentro, nei momenti in cui lo vorrai, anche solo per sentirti vicina vicina a me.
Oggi sono io…Nei miei occhi c’è la risposta a quella sete di futuro e di bellezza che non so se troverò mai, la bellezza delle cose vere e profonde e della forza reale. Tu guardami, perchè ci vuole coraggio a guardarsi per davvero, oltre il bisogno e la finzione e la lucida convinzione di quello che si è. Io amo sregolare i confini della mia identità e mi offro in pasto, come un tozzo di pane. Guardami, ti prego, fallo. Non ho bisogno di nuovi morsi ma di essere annusata lentamente, con calma e cura e di essere rassicurata, quando ho troppo freddo e le mie vene non sembrano altro che strade senza risposte. Ho passi incerti ma li affondo nella vita, sempre con sincerità, anche quando fa male, anche quando rialzarsi è più facile che restare a terra. Vicini al battito della vita, ad ascoltarne il divenire. Succede a volte, di fronte ad un dolore forte, sordo, insopportabile, mentre ti senti solo un granello di polvere, un verme al suolo. Allora ti accorgi che la terra batte. Tum, tum, tum….e batte nel soffio del vento e nel battito delle ali di una farfalla, nella linfa nelle foglie, nel tuo fiato, nelle tue ciglia, nel flusso dei pensieri, nel sangue nelle dita…
Adesso, guardami, voglio essere guardata, in tutta la nudità di cui sono capace, oltre la misura e nei meandri della mia anima.
Esiste una perversione sottile, come un filo d’erba, e che si piega, ondeggia, oscilla, sfiora l’aria, che gioca con la luce.
A volte pensi a quel filo anche nel cuore della notte, ne senti il richiamo nel buio, tra righe e ombre.
Lo ritrovi intrecciato alle tue dita e mentre ti bacia le labbra.
E adesso smetti di guardarmi.
Puoi  incominciare a pensarmi.
Come goccia di sangue di fragola riga e macchia questa solitudine. E nel solco della delusione tutto si inarca, si incava, scende, fino all’infero del mio tormento. Sono così incerti i miei passi oggi, e trema la mia anima, nel vento caldo che ora rassicura, ora graffia e poi cancella. Tutto quello che fa male ha una logica: il dolore ha la sua rassicurante precisione; solo la gioia devia ogni ostacolo ed esplode, e infrange ogni limite ed ogni barriera. Per quello è la incognita che rimescola la vita. Ho smesso di ascoltare il mondo e le sue parole, adesso ascolto solo i miei sensi. E la loro eco. Li sento espandersi e stordirmi. Fino ad infilzare la verità, quella che è mia e solo mia. Come quando scrivi con il fiato, la bocca curvata in un punto di domanda e la pelle che nasconde. Sai è la coperta di ogni segreto la pelle. A volte in alcuni punti il sangue sembra pulsare più forte, quasi per tradire quel silenzio fatto di carne e vene. Se appoggiassi le tue labbra sulle mie sentiresti ogni vibrazione della mia verità che poi è anche la mia menzogna.