venerdì 19 marzo 2010

Pioggia fragile. Lacrime di farfalle ebbre. Hanno ingerito peccaminosi sorsi di futuro. Schizzi di sogni. Rubano le ali. E le cuciono su petali ignoti. E fiori come nodi. Memoria perversa della terra. Solido ricordo del suo ventre pulsante. Capace di sputare un divenire alterno. E plasmare. Passato e presente e fili di futuro. Trama di vene d'aria. Le foglie sono labbra assetate. Baciano l'aria solo se c'è vento. Si librano e tremano tra strati di luce e di buio. Ripensamenti di formiche stanche. Prima di lasciarsi sprofondare. Molliche sparse e cunicoli di buio. Asfittiche foreste di steli. Coperta sotto il cielo. Ombrello di aria e prato.
Le mie mani hanno l'odore fiero dell'erba. Perchè sono radici invisibili. Suggono linfa e regolari scampoli di respiro. Corde di aria e carne. Pioggia e aria. La pelle della vita che scorre.
E al centro un puntino.
Perso.
Una pietrina turchina.
Segreto che si batte dentro.
Pulsa. Si è impregnata di cielo. E ha voglia di brillare. Ma non sa farlo. E' che la pioggia non le arriva mai. Non la tocca. La carne è la coperta del sassolino scalzo e nudo che una volta ha toccato il cielo.
Sottile è la perversione di volerci lasciare un segno.
Chiamarla desiderio è un meravigliosa indecenza.
Impercettibile è la differenza tra dilaniarmi e dilatarsi.
Per comprendere e ricomprendere dentro.
Logica e ragione.
Ragione e sentimento.
Brivido ed ossessione.
Mancanza e bisogno.
Ring composition della pelle.
Nascondersi per fari cercare ancora dalla luce.
Siamo perimetri pieni di crepe.
A caccia di calore.
Anche le lacrime lo sono.
Piccoli fiumi caldi.

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