martedì 10 aprile 2012

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Lei non aveva molto da dire e quando avrebbe voluto ci ripensava. Si parlava addosso. Si lasciava colare le parole. Fino a che riuscivano a toccare la terra. Era da sempre la sua preghiera, il suo versetto preferito. E là era reale. Con le dita mischiate al prato ed a steli. Aveva detto e ridetto, si era mostrata e nascosta e poi tutto era stato travisato e frainteso. Perchè gli altri non la volevano sincera, ma volevano una lei mediata e meditata. Lei non lo sapeva, non lo comprendeva e nessuno lo diceva. E spingeva e avanzava con tutta la brutale ingenuità di cui era fatta. E si accorgeva che gli altri usavano la sua stranezza per sentirsi migliori. La giudicavano instabile per fare un puntello della sua incertezza. Lo sapeva e lo aveva sempre saputo. E questo l'aveva sempre aiutata a leggere le loro parole e a prenderne la giusta distanza. Una puerpera pregna di buoni propositi. Si faceva strada e poi cantuccio. In un percorso che era perso e si era perso nel bosco. Là ognuno prende quello che capita. Quello che è più facile. E spesso non è la parte migliore. Perchè quella va presa con calma, con cautela. E sarebbe accaduto, forse, quando qualcuno, senza fare del male, le avesse agguantato i polsi e raccolto i battiti, prima. Per custodirli come un prezioso segreto, poi, come se le stesse assaggiando il cuore. Ancora prima di offrire il suo. E poi riuscire a farle da mangiare ed a nutrirla, aspettando che fosse sazia. Moderata e sazia. Quasi mai savia. Credo che l'amore sia la maieutica dell'anima. Perchè l'amore crea e distrugge. E tutto questo deve accadere in silenzio. Senza promesse, senza speranze, senza bilance. Qualcuno ti pettina ed aspetta. Ti spettina ed aspetta ancora. E lo fa anche con i sogni. E con i suoi. Perchè quando lei parlerà non sia per fame o per bisogno. Ma solo perchè ha una tremenda voglia di fare un piccolo pezzetto di strada. E di calpestare erba, parole e sassi. E di mescolarsi passi. Lei non aveva molto da dire e quel poco non era male. E neanche dolore o pentimento o peggio risentimento. Il caso l'aveva resa peggiore o migliore, a seconda dei casi, e poi stranamente silenziosa. Piena di attesa e di capacità di osservare. Non dipanava più la sua voce nel vento ma la tesseva a ciò che non voleva volasse via. Come se avesse ali segrete. Più forti del resto.
La sua fede era nel mondo.
E la sua chiesa un bosco.
Le capitava di spiegarsi, di mostrarsi, di lasciarsi guardare,
ma poi era inevitabile che lei andasse via.
Perchè l'anima è un segreto che si condivide solo per poco.
Dopo è destinata a divenire altro.
Mai fare confusione tra il vuoto ed il niente.
E mai farne un punto.
E poi penso alle fragole e che il silenzio non è quiete.
E alla forchetta che le rendeva liquide senza essere sangue.
E' strano ma nel momento esatto in cui ti dicono che non ti giudicano
lo hanno appena fatto.

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