domenica 14 aprile 2013


vevo lasciavo un sassolino grigio al mio posto. E al posto del mio cuore. Perchè fino a quel momento ero convinta di essere proprio dove era il mio cuore. E dove era stato poco prima. Una scia frammista a rosse oscillazioni, più della gelosia, e della mia atavica insicurezza e del mio bisogno di conferme. Come se le ciglia degli altri fossero mannaie che mi forgiavano. E mi divertiva pensare che gli altri, o forse solo qualcuno, credeva di sapere cosa ci fosse là dentro e dove fossi io. E quel sassolino segnava il posto e non contava. Era un artificio irregolare, e sincero, come irregolare e sincero era il mio sentire. Nel breve periodo. Poi dilatando tutto prendeva altra forma e direzione. E quello era il mio punto debole e quello era anche il mio dannato punto di forza. Manifestare tutta la debolezza di cui ero capace e poi sorprendermi con una forza che fino ad un istante prima io ignoravo. Ero, e sono, la donna dalle certezze di carta velina, capace di inzupparle di sogni o di strapparle e poi inseguirle. E quella precaria instabilità era divenuta un mal vezzo, diluita in una sincerità che spesso diveniva voglia di dire tutto, proprio tutto, oltre ogni decenza, e poi di restare drammaticamente vuota, e sola, più di una canna sul bordo della strada, costretta ad ondeggiare ad ogni passaggio, ed a tutta la sua estranietà. Ai suoi urti e ad alla assenza di un vero senso. A volte capita di rendersi conto che sono i posti che ti plasmano, e sono sia quelli visibili che quelli invisibili. Perchè ci sono posti invisibili che noi frequentiamo, ai quali siamo abituati, nei quali ritorniamo, quasi senza accorgercene. E spesso non sono solo nella mente. Sono sempre stata fortemente colpita dalle parole, come se siano un prestito grossolano ed invadente della mente. E subisco il fascino immondo della profondità, di quella che non ha bisogno di ostentazione, e che ha una sua leggezza quasi impercettibile.
Una specie di zefiro frammisto alla voce di ninfe.
Ed al sangue delle rose.
Raccolgo il sassolino e lo lancio lontano.
Oggi mi sento un angelo di carne.

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