venerdì 8 gennaio 2010

Perchè i baci delle foglie sono fatti di rugiada. Stomi urlanti a caccia di dolcezza liquida. Mordono aria e si contraggono. E' sempre la stessa storia. E provo un disappunto indistinto. Sento che dietro un lenzuolo vergine ci siano litri di giudizio. Chi dice che non giudica ha già giudicato. Me ne frego. A me non importa mai. La cattiveria che diventa lezioncina. E disinteresse. E la bacchetta puntata sulla lngua. Pronta a colpire. Chiudi la bocca, scema. E ingoiati la lingua. Non è cuore. Credevo fosse cuore. Scema. E' altro. Il cuore non c'è. E' stato lanciato lontano. E adesso brilla come una stella pazza. Ad ogni alba si lascia possedere dalla luce. Solo un poco. Per non dimenticare. Ma senza ricordare. Non ne ha voglia. Non voglio più vomito di stelle ad imbrattarmi l'anima. Sembra una impronta. Ma prima del nuovo giorno corre a perdifiato. Tra i corridoi del cielo. Quelli che sbucano nel ventre. La chiamano notte. Io la chiamerei mavaffanculo. E poi la chiamerei sorriso. Ma in silenzio. Per rifugiarsi nel magazzino delle stelle. Quelle che dicono tante parolacce. Nella differenza tra perfezione e bellezza sono rimasta incastrata. E poi mi sono accorta che non ero. Era un'altra. Io sono libera.
Non c'è niente da capire.
Non è stato detto nulla.
Non si può piacere sempre.
Non lo voglio il sigillo della approvazione.
E a volte complicare le cose serve solo a riempire righi e spazio.
Nulla da capire.
E da comprendere.
Un vuoto che si dilata nella pancia.
Finzione.
L'artificio più vero.
Quello che ti consente di spingerti tra la mente e il cuore.
E nessuno dei due è disposto ad ascoltare.
Non è un inno.
Ma una preghiera inversa.
E non porta alla dannazione.
A volte la follia è solo una porta.
Ma non porta niente.

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