mercoledì 11 febbraio 2009

Mille e una notte.
Stanotte il cielo ha sperso tante lune. Come perle di una collana senza filo. Spezzato e lentamente annodato. Non le contiene più. Perle leccate e risputate dal tempo. C'era un cielo immobile e bianco. Muto e perplesso. Cosparso di lune. Varie e spaiate. Lune sfuse e rotolanti. Sputate da un dove sconosciuto e lontano. Infiniti raggi si sono attraversati e confusi. Come carezze e nodi di luna e vuoto. Appese al silenzio e a lembi di pelle e sonno strisciato contro. Sonno tremulo. Siamo troppo assorti ad essere. Mentre forse miseramente appariamo e manifestiamo. Segni e sogni. E ci ostiniamo ad afferrare un raggio. E poi un altro. Come corde di una arpa. Io uso specchi umani. Fatti di vita altrui. Di giudizi. Di approvazione. Senza chiedere il permesso. E ogni volta mi tuffo nella disperazione più cruda. O solo nel suo senso. Non posso ritrovarmi negli altri. Io sono solo in me. E neanche tutta. E' strano ma quelle lune stanno ancora rotolando nel mio cielo e si mescolano. Mentre il cielo immobile, ancora immobile, si lascia attraversare. E' un immenso prato azzurro. Si lascia attraversare e si riscalda. Come da follie la mente. E la rivesto. La spogliarono le sue mille lune infette. La mia mente. Ma ora è tempo di cospargerla ancora di tempo e di nuovo tempo. Di un nuovo cielo. Accartoccio il vecchio. E mi volto in altre parole. Hanno un odore che avevo dimenticato. Profumano di nuovo.

Come se ogni volta fosse la prima.

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