venerdì 20 febbraio 2009

Scavo aria. E lecco sangue. Di ferite immaginarie. Crepe su un muro morbido. Mi nutro di finto sangue. Sangue evanescente. Fiume e propagine del nulla. Perchè di nulla si tratta. Io non odio. Solo per qualche istante. Poi sradico quei frammenti di orrore. Da dentro me stessa. Non odio e li lancio lontano. Mentre dovrei sopportare. Trattenere. Ho uno strano rapporto con il dolore. Non lo rispetto. Scavo con furia. Con dita d'aria. E a volte occhi. Anch'essi di aria. E poi di sogni. Sogno un mondo leggero. Come una palla che si rotola nel sole. Affinchè nessuno abbia freddo. Spillo frammenti di amarezza e di angoscia. Estratti a caso. Come se riuscissi a secernere solo errori sfusi. Generici ed impecisi. Indefiniti con i contorni tremanti come passerotti nel gelo. Tra cuore e mente. Mi nascondo. E non affronto. Non più. E li confondo sempre. E scavo. Per riporre un segreto che non conosco. Ma che posseggo. Perchè piantandolo possa crescere.

Oggi il tempo mi sembra un accessorio.

1 commento:

  1. No il tempo esiste sempre: noi siamo degli accessori, spesso futili...

    RispondiElimina